{"id":455,"date":"2021-03-08T15:14:05","date_gmt":"2021-03-08T14:14:05","guid":{"rendered":"https:\/\/ambniamey.esteri.it\/news\/dall_ambasciata\/2021\/03\/intervento-del-presidente-della_0\/"},"modified":"2021-03-08T15:14:05","modified_gmt":"2021-03-08T14:14:05","slug":"intervento-del-presidente-della_0","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ambniamey.esteri.it\/it\/news\/dall_ambasciata\/2021\/03\/intervento-del-presidente-della_0\/","title":{"rendered":"Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della celebrazione della giornata internazionale della donna"},"content":{"rendered":"<p>Palazzo del Quirinale, 08\/03\/2021<\/p>\n<p>Rivolgo un saluto ai Presidenti del Senato, del Consiglio, della Corte Costituzionale, alla Vice Presidente della Camera, a chi ci segue da altre sale del Palazzo e da lontano.<\/p>\n<p>\u00c8 l\u20198 marzo.<\/p>\n<p>Sharon,<\/p>\n<p>Victoria,<\/p>\n<p>Roberta,<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Teodora,<\/p>\n<p>Sonia,<\/p>\n<p>Piera,<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Luljeta,<\/p>\n<p>Lidia,<\/p>\n<p>Clara,<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Deborah,<\/p>\n<p>Rossella.<\/p>\n<p>Sono state uccise undici donne, in Italia, nei primi due mesi di quest\u2019anno.<\/p>\n<p>Sono state uccise per mano di chi aveva fatto loro credere, di amarle. Per mano di chi, semmai, avrebbe dovuto dedicarsi alla vicendevole protezione.<\/p>\n<p>Ora siamo di fronte a una dodicesima uccisione: quella di Ilenia.<\/p>\n<p>L\u2019anno passato le donne assassinate sono state settantatr\u00e9.<\/p>\n<p>\u00c8 un fenomeno impressionante, che scuote e interroga la coscienza del nostro Paese.<\/p>\n<p>Un distorto concetto del rapporto affettivo \u2013 che, non a caso, si trasforma in odio mortale \u2013 \u00e8 alla base dei gravi e inaccettabili casi di femminicidio. Una mentalit\u00e0 che, al dunque, \u00e8 soltanto possesso, bramosia, dominio e, in fin dei conti, disprezzo.<\/p>\n<p>L\u2019amore, quello autentico, si basa sul rispetto e sulla condivisione. Se si giunge a uccidere una donna \u00e8 perch\u00e9 non si rispettano il suo desiderio di libert\u00e0 e la sua autonomia. Perch\u00e9 ci si arroga il potere di non consentirne le scelte, i progetti, le aspirazioni.<\/p>\n<p>A distanza di settantaquattro anni dall\u2019approvazione della nostra Costituzione \u2013 che ha sancito, in via definitiva, l\u2019eguaglianza e la parit\u00e0 tra tutte le persone, senza distinzioni \u2013 gli orribili casi di femminicidio &#8211; che reclamano giustizia &#8211; ci dicono che la legge, da sola, non basta. Che un principio deve essere affermato, ma va anche difeso, promosso e concretamente attuato.<\/p>\n<p>Ringrazio chi stamani \u00e8 intervenuto. Silvia Avallone, che ci ha offerto un originale e convincente punto di vista sulla questione femminile. La ministra della Famiglia e delle Pari opportunit\u00e0, Elena Bonetti, per le sue parole, che attestano l\u2019impegno delle istituzioni su temi cos\u00ec delicati e importanti per la nostra crescita, per quella della nostra comunit\u00e0 nazionale. Grazie a chi ha reso questa nostra cerimonia pi\u00f9 intensa, con le parole e con la musica: le bravissime Matilde Gioli e Manuela Cricelli. Complimenti e grazie. Vorrei ringraziare anche Marta La Licata, autrice di questo significativo filmato di Rai Cultura, e Patrizia Cescon che ha curato la scenografia di questo incontro. Permettetemi anche di ringraziare il maestro Peppe Platani, unica persona di genere maschile in questa lista. Ci ha offerto la sua grande maestria.<\/p>\n<p>Questo 8 marzo, purtroppo, si svolge ancora sotto il segno della pandemia, che ha appesantito la nostra esistenza, causando un numero senza precedenti di vittime e provocando immani problemi economici e sociali, e tanti altri problemi gravi di relazioni umane. Un fenomeno planetario imprevisto che ha messo a dura prova la capacit\u00e0 di resistenza dei cittadini e la stessa convivenza civile.<\/p>\n<p>La diffusione del Covid, come sempre accade nei periodi difficili, ha colpito maggiormente le componenti pi\u00f9 deboli ed esposte. Le donne tra queste.<\/p>\n<p>Dal punto di vista occupazionale anzitutto. Secondo l\u2019Istat abbiamo 440 mila lavoratrici in meno rispetto a dicembre 2020. Mentre sono a rischio un milione 300 mila posti di lavoro di donne che operano in settori particolarmente colpiti dalla crisi.<\/p>\n<p>L&#8217;occupazione femminile \u00e8 tornata indietro. Ai livelli del 2016, ben al di sotto del 50% raggiunto per la prima volta nel 2019. La causa principale \u00e8 stata la crisi del settore dei servizi, nel quale lavora l&#8217;85% delle donne.<\/p>\n<p>Non preoccupano soltanto i dati quantitativi. Peggiora la qualit\u00e0 del lavoro delle donne, con un picco di contratti part-time non volontari, con l\u2019aumento dei lavori a tempo determinato e con una riduzione delle condizioni di conciliazione vita\/lavoro.<\/p>\n<p>La situazione femminile si fa critica anche dal punto di vista sanitario. L\u2019Inail ha messo in luce, in un recente studio, che quasi il 70 per cento dei contagi denunciati sui posti di lavoro riguarda le donne.<\/p>\n<p>Le categorie professionali pi\u00f9 colpite come contagi per le donne riguardano soprattutto il settore sanitario.<\/p>\n<p>\u00c8 dunque doveroso che la Repubblica rivolga un pensiero di forte gratitudine e riconoscenza alle tante donne che ormai da un anno si stanno impegnando negli ospedali, nei laboratori, nelle zone rosse per contrastare la diffusione del coronavirus. Esse lavorano in condizioni difficili, con competenza e con abnegazione, con spirito di sacrificio e con la caratteristica capacit\u00e0 di sopportare grandi carichi di lavoro.<\/p>\n<p>A loro, in special modo, desidero dedicare questa importante giornata.<\/p>\n<p>L\u20198 marzo costituisce ogni anno un\u2019occasione preziosa per fare il punto sulla condizione femminile, registrandone i progressi e ponendo in evidenza gli aspetti critici.<\/p>\n<p>Poco pi\u00f9 di sessanta anni fa una storica sentenza della Corte Costituzionale &#8211; la numero 33 del 1960 \u2013 ebbe a cancellare una legge anacronistica del 1919, allora ancora in vigore, che escludeva le donne da tutti gli incarichi pubblici.<\/p>\n<p>Fu il ricorso di una donna tenace e coraggiosa \u2013 Rosa Oliva &#8211; a provocare la cancellazione di una norma ingiusta e discriminatoria, in palese contrasto con la Costituzione. In quanto donna era stata esclusa da un concorso per il Ministero dell\u2019Interno.<\/p>\n<p>Per sanare una ferita cos\u00ec grave sul piano dei diritti intervenne la Corte Costituzionale, non il Parlamento: una circostanza che fa riflettere e fa comprendere quanti ritardi e resistenze culturali abbiano costellato la via dell\u2019effettiva parit\u00e0.<\/p>\n<p>Si era evidentemente affievolita la spinta che aveva condotto, nel gennaio 1945, ancor prima della Costituente, a disporre di chiamare al voto le donne. Come avvenne, in quasi tutti i comuni d\u2019Italia, il 10 marzo di settantacinque anni fa.<\/p>\n<p>Molta strada si \u00e8 fatta da quella sentenza storica. Oggi in alcuni ambiti del pubblico impiego si \u00e8 verificato addirittura il sorpasso, e la percentuale di donne che vi lavorano \u00e8 superiore a quella degli uomini.<\/p>\n<p>In Magistratura ad esempio. Come proprio al Ministero dell\u2019Interno. In realt\u00e0, non \u00e8 sorprendente tenendo conto che nella popolazione italiana le donne sono in un numero sensibilmente superiore a quello degli uomini.<\/p>\n<p>Se si guarda per\u00f2 ai livelli apicali la predominanza rimane ancora maschile. Cos\u00ec accade soprattutto ai vertici dei consigli di amministrazione di imprese e societ\u00e0 pubbliche e private.<\/p>\n<p>La sola libert\u00e0 di accesso agli impieghi pubblici e privati, infatti, non risolve interamente il problema dell\u2019occupazione femminile, di fronte a una evidente disparit\u00e0 nella progressione di carriera e nella ingiustificabile differenza di retribuzione. Per non parlare delle discriminazioni sul posto di lavoro, in forme che talvolta rasentano la costrizione e la violenza.<\/p>\n<p>Ho ricordato la persistenza dei gravissimi casi di femminicidio, di violenze e di abusi intollerabili. Allo stesso modo, va acceso un faro sulle forme \u2013 meno brutali, ma non per questo meno insidiose &#8211; della cosiddetta violenza economica, che esclude le donne dal controllo e dalla gestione del patrimonio comune o che obbliga la donna ad abbandonare il lavoro in coincidenza di gravidanze o di problemi familiari. Pensiamo all\u2019odioso ma purtroppo diffuso fenomeno della firma delle dimissioni in bianco. Questioni gravi e dolorose, che incidono profondamente sulla vita delle donne. Questioni che richiedono, per essere risolte, il coinvolgimento attivo di tutti: uomini e donne, uniti, contro ogni forma di sopraffazione e di violenza, anche se larvata.<\/p>\n<p>Tra i cosiddetti \u201cesempi civili\u201d che ho premiato l\u2019anno scorso con l\u2019onorificenza al merito della Repubblica c\u2019\u00e8 un imprenditore di Trieste. Avendo saputo che una sua dipendente precaria era incinta e temeva il licenziamento, l\u2019ha assunta a tempo indeterminato e le ha anche assegnato un aumento di stipendio. Un gesto di grande significato.<\/p>\n<p>Ma vorremmo, nel prossimo futuro, che questi gesti non fossero comportamenti eccezionali, da premiare, ma gesti normali, anche incoraggiati da una rimodulazione delle politiche sociali ed economiche.<\/p>\n<p>Vanno incrementati gli sforzi per restituire dignit\u00e0 al lavoro delle donne e per far fronte alla crisi demografica. Calo demografico e carenza di occupazione femminile sono tra i fattori pi\u00f9 rilevanti del rallentamento della crescita economica; e sono fra essi strettamente collegati.<\/p>\n<p>Va ricordato, ancora una volta, che dove cresce il lavoro femminile, dove cresce la buona occupazione, anche la natalit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 elevata e i giovani ricevono una spinta positiva per i loro progetti di vita.<\/p>\n<p>Politiche per la famiglia, sostegno alla maternit\u00e0, potenziamento dei servizi, conciliazione con i tempi di lavoro e con quelli di cura rappresentano un elemento di fondamentale importanza per la crescita del nostro Paese.<\/p>\n<p>Il tema dell\u20198 marzo di quest\u2019anno \u201cCon rispetto educando\u201d, in qualche modo, riassume e contiene tutte le problematiche di cui oggi abbiamo trattato.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 disparit\u00e0 economiche, discriminazioni e violenze sono tutte figlie della stessa radice. Figlie di una mentalit\u00e0 dura a scomparire, che si annida anche nei luoghi pi\u00f9 impensabili e tra le persone pi\u00f9 insospettabili. Un\u2019ottica antiquata, fuori dalla storia della civilt\u00e0, paralizzante che non conosce confini geografici, di censo, di livello di istruzione, e che fondamentalmente assegna alla donna un ruolo e una funzione di secondo piano. Un passo indietro. Sempre, ovunque e comunque.<\/p>\n<p>Rispetto significa, innanzitutto, riconoscere all\u2019altra persona, con le sue specificit\u00e0, la stessa identica dignit\u00e0 che ognuno riconosce a se stesso, con eguali capacit\u00e0, con eguali diritti. Educare al rispetto significa farne crescere una piena consapevolezza.<\/p>\n<p>Il rispetto verso le donne conosce molte declinazioni. Sul piano del linguaggio, innanzitutto. Dobbiamo respingere le parole di supponenza, quando non di odio o di disprezzo verso le donne. Parole che generano e alimentano stereotipi e pregiudizi ottusi e selvaggi, determinando atteggiamenti e comportamenti inaccettabili.<\/p>\n<p>Compromettere l\u2019autonomia, l\u2019autodeterminazione, la realizzazione di una donna esprime una fondamentale mancanza di rispetto verso il genere umano.<\/p>\n<p>Il rispetto \u00e8 alla base della democrazia e della civilt\u00e0 del diritto, interno e internazionale. Per questo il rispetto delle donne \u00e8 questione che attiene strettamente alla politica.<\/p>\n<p>Rispettare si impara, o si dovrebbe apprendere, fin da piccoli. Sui banchi di scuola. In famiglia. Nei luoghi di lavoro e di svago.<\/p>\n<p>La parit\u00e0 di genere non \u00e8 quindi soltanto una grave questione economica e sociale. Ma \u00e8 una grande questione culturale ed educativa.<\/p>\n<p>Care amiche,<\/p>\n<p>negli ultimi due secoli le donne sono state protagoniste di importanti rivoluzioni sociali e culturali, sono state \u2013 sovente e in diversi ambiti \u2013 i motori del cambiamento. Le donne hanno sempre aiutato a cogliere il valore universale e positivo della diversit\u00e0, della solidariet\u00e0, della condivisione, della pace.<\/p>\n<p>Rispettare e ascoltare le donne vuol dire lavorare per rendere migliore la nostra societ\u00e0.<\/p>\n<p>Grazie e buon otto marzo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Palazzo del Quirinale, 08\/03\/2021 Rivolgo un saluto ai Presidenti del Senato, del Consiglio, della Corte Costituzionale, alla Vice Presidente della Camera, a chi ci segue da altre sale del Palazzo e da lontano. \u00c8 l\u20198 marzo. Sharon, Victoria, Roberta, \u00a0 Teodora, Sonia, Piera, \u00a0 Luljeta, Lidia, Clara, \u00a0 Deborah, Rossella. 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