{"id":533,"date":"2019-04-28T12:14:15","date_gmt":"2019-04-28T11:14:15","guid":{"rendered":"https:\/\/ambniamey.esteri.it\/news\/dall_ambasciata\/2019\/04\/intervento-del-presidente-sergio\/"},"modified":"2019-04-28T12:14:15","modified_gmt":"2019-04-28T11:14:15","slug":"intervento-del-presidente-sergio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ambniamey.esteri.it\/it\/news\/dall_ambasciata\/2019\/04\/intervento-del-presidente-sergio\/","title":{"rendered":"Intervento del Presidente Sergio Mattarella alla cerimonia commemorativa del 74\u00b0 Anniversario della Liberazione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Vittorio Veneto &#8211; Teatro Da Ponte, 25\/04\/2019<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un saluto intensamente cordiale a tutti, al Presidente della Regione, al Sindaco e, attraverso di lui, a tutti i vittoriesi, ai rappresentanti del Parlamento, a tutte le autorit\u00e0, ai Sindaci presenti salutandoli con molta cordialit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ringrazio per gli interventi gi\u00e0 svolti. Abbiamo ascoltato delle cose di grande interesse e significato, in cui mi riconosco pienamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono davvero lieto di essere a Vittorio Veneto, per celebrare qui la Festa della Liberazione, in questo luogo simbolo caro all\u2019Italia, che vide i nostri soldati segnare la conclusione vittoriosa della Prima guerra mondiale, sancendo cos\u00ec il compimento dell\u2019unit\u00e0 territoriale italiana. Unit\u00e0 territoriale che corrispondeva all\u2019unit\u00e0 morale e spirituale dell\u2019Italia, all\u2019aspirazione a una Patria libera e indipendente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella stessa aspirazione \u2013 dopo poco pi\u00f9 di un ventennio &#8211; anim\u00f2 i volontari della Libert\u00e0, in queste terre generose e martoriate del Veneto, negli aspri combattimenti contro l\u2019oppressione nazifascista, con tutto il suo carico di sangue, lutti e devastazioni. E con pagine straordinarie di sacrificio, eroismo e idealit\u00e0, che non possono essere rimosse e che vanno ricordate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Festeggiare il 25 aprile \u2013 giorno anche di San Marco &#8211; significa celebrare il ritorno dell\u2019Italia alla libert\u00e0 e alla democrazia, dopo vent\u2019anni di dittatura, di privazione delle libert\u00e0 fondamentali, di oppressione e di persecuzioni. Significa ricordare la fine di una guerra ingiusta, tragicamente combattuta a fianco di Hitler. Una guerra scatenata per affermare tirannide, volont\u00e0 di dominio, superiorit\u00e0 della razza, sterminio sistematico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se oggi, in tanti, ci troviamo qui e in tutte le piazza italiane \u00e8 perch\u00e9 non possiamo, e non vogliamo, dimenticare il sacrificio di migliaia di italiani, caduti per assicurare la libert\u00e0 a tutti gli altri. La libert\u00e0 nostra e delle future generazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A chiamarci a questa celebrazione sono i martiri delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto, di Sant\u2019Anna di Stazzema e di tanti altri luoghi del nostro Paese; di Cefalonia, dei partigiani e dei militari caduti in montagna o nelle citt\u00e0, dei deportati nei campi di sterminio, dei soldati di Paesi stranieri lontani che hanno fornito un grande generoso contributo e sono morti in Italia per la libert\u00e0. Questo doveroso ricordo ci spinge a stringerci intorno ai nostri amati simboli: il tricolore e l\u2019inno nazionale (cos\u00ec ben cantato dal coro di ragazzi e adulti, complimenti al maestro Sabrina Carraro).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 il dovere, morale e civile, della memoria. Memoria degli eventi decisivi della nostra storia recente, che compongono l\u2019identit\u00e0 della nostra Nazione da cui non si pu\u00f2 prescindere per il futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 25 aprile del 1945 nasceva, dalle rovine della guerra, una nuova e diversa Italia, che trover\u00e0 i suoi compimenti il 2 giugno del 1946, con la scelta della Repubblica e il primo gennaio 1948 con la nostra Costituzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 25 aprile vede la luce l\u2019Italia che ripudia la guerra e s\u2019impegna attivamente per la pace. L\u2019Italia che, ricollegandosi agli alti ideali del Risorgimento, riprende il suo posto nelle nazioni democratiche e libere. L\u2019Italia che pone i suoi fondamenti nella dignit\u00e0 umana, nel rispetto dei diritti politici e sociali, nell\u2019eguaglianza tra le persone, nella collaborazione fra i popoli, nel ripudio del razzismo e delle discriminazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non era cos\u00ec nel ventennio fascista. Non libert\u00e0 di opinione, di espressione, di pensiero. Abolite le elezioni, banditi i giornali e i partiti di opposizione. Gli oppositori bastonati, incarcerati, costretti all\u2019esilio o uccisi. Non era permesso avere un pensiero autonomo, si doveva soltanto credere. Credere, in modo acritico e assoluto, alle parole d\u2019ordine del regime, alle sue menzogne, alla sua pervasiva propaganda. Bisognava poi obbedire, anche agli ordini pi\u00f9 insensati o crudeli. Ordini che impartivano di odiare: gli ebrei, i dissidenti, i Paesi stranieri. L\u2019ossessione del nemico, sempre e dovunque, la stolta convinzione che tutto si potesse risolvere con la forza della violenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, soprattutto, si doveva combattere. Non per difendersi, ma per aggredire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Combattere, e uccidere, per conquistare e per soggiogare. Intere generazioni di giovani italiani furono mandate a morire, male armati e male equipaggiati, in Grecia, in Albania, in Russia, in Africa per soddisfare un delirio di dominio e di potenza, nell\u2019alleanza con uno dei regimi pi\u00f9 feroci che la storia abbia conosciuto: quello nazista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non erano questi gli ideali per i quali erano morti i nostri giovani nel Risorgimento e nella Prima Guerra Mondiale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia insegna che quando i popoli barattano la propria libert\u00e0 in cambio di promesse di ordine e di tutela, gli avvenimenti prendono sempre una piega tragica e distruttiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u20198 settembre 1943 e gli eventi che ne susseguirono rappresentarono, per molti italiani, la fine drammatica di una illusione. Con la dissoluzione dello Stato, i morti, i feriti, le gravissime sconfitte militari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia era precipitata in una lenta e terribile agonia. Il Re era fuggito a Brindisi abbandonando Roma al suo destino, le truppe germaniche avevano invaso il territorio nazionale, seminando ovunque terrore e morte, a Sal\u00f2 si era insediato un governo fantoccio, totalmente nelle mani naziste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu in questo contesto che molti italiani, donne e uomini, giovani e anziani, militari e studenti, di varia provenienza sociale, culturale, religiosa e politica, maturarono la consapevolezza che il riscatto nazionale sarebbe passato attraverso una ferma e fiera rivolta, innanzitutto morale, contro il nazifascismo. Nacque cos\u00ec, anche in Italia, il movimento della Resistenza. Resistenza alla barbarie, alla disumanizzazione, alla violenza: un fenomeno di portata internazionale che accomunava, in forme e modi diversi, uomini e donne di tutta Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla barbarie si poteva resistere in tanti modi: con le armi, con la propaganda, con la diffusione di giornali clandestini, con la non collaborazione, con l\u2019aiuto fornito ai partigiani, agli alleati, agli ebrei in fuga. Ma ci voleva forza d\u2019animo e grande coraggio, perch\u00e9 ognuna di queste azioni poteva comportare la cattura, la tortura e la morte. Accadde, in forme e gradi diversi, in tutto il territorio nazionale soggetto all\u2019occupazione nazista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contadini, operai, intellettuali, studenti, militari, religiosi, costituirono il movimento della Resistenza: tra loro vi erano azionisti, socialisti, liberali, comunisti, cattolici, monarchici e anche molti ex fascisti delusi. Non fu un esercito compatto, non poteva esserlo, ma piuttosto una rete ideale, che operava, in montagna o nelle citt\u00e0, in ordine sparso e in condizioni di grande difficolt\u00e0 e pericolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi erano i partigiani, capaci di coraggio, di spirito di sacrificio e di imprese audaci; i soldati italiani che combatterono fianco a fianco con l\u2019esercito alleato, coprendosi di valore. Accanto a essi, come componente decisiva della Resistenza italiana, desidero ricordare i tanti militari che, catturati dai tedeschi dopo l\u20198 settembre, rifiutarono l\u2019onta di servire sotto la bandiera di Sal\u00f2 e dell\u2019esercito occupante e preferirono l\u2019internamento nei campi di prigionia nazisti. Seicentomila: un numero imponente che fa riflettere sulla decisa prevalenza del senso di onor di Patria rispetto al fascismo fra gli appartenenti alle Forze Armate. Quasi cinquantamila di questi morirono nei lager in Germania, di stenti o per le violenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 va dimenticato il contributo fondamentale delle centinaia di migliaia di persone che offrirono aiuti, cibo, informazioni, vie di fuga ai partigiani e a militari alleati; e dei tanti giusti delle Nazioni che si prodigarono per salvare la vita degli ebrei, rischiando la propria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel tessuto sociale del Veneto, permeato dalle cooperative di braccianti e dalle leghe contadine, la Resistenza germogli\u00f2 dal basso in modo pressocch\u00e9 spontaneo: gruppi di cittadini, spesso guidati dal clero locale, che cercavano di mettere in salvo prigionieri alleati, perseguitati politici, ebrei e chi voleva sfuggire all\u2019arruolamento nell\u2019esercito di Sal\u00f2 o alla deportazione in Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spicca, nel territorio del Vittoriese, la personalit\u00e0 di don Giuseppe Fa\u00e8, parroco di Montaner, vero cappellano dei partigiani. Arrestato insieme a collaboratori e familiari e condannato a morte, scamp\u00f2 alla fucilazione per intervento del Vescovo. Ma la sorella Giovanna, deportata in un lager nazista, non fece pi\u00f9 ritorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attorno a don Fa\u00e8 muovono i primi passi coloro che diventeranno i capi partigiani di questa zona: Ermenegildo Pedron, detto \u201cLibero\u201d, Attilio Tonon detto \u201cBianco\u201d e dal giovane sottotenente degli alpini Giobatta Bitto, detto \u201cPagnoca\u201d, che agirono soprattutto nella zona del Cansiglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tutto il Veneto la guerra partigiana fu particolarmente difficile e dura. I tedeschi volevano preservarsi il Veneto come via di possibile fuga verso la Germania. Le formazioni partigiane, infersero all\u2019occupante diverse e cocenti sconfitte, pur se i continui rastrellamenti operati dai nazisti e dai fascisti nell\u2019inverno 1944-45, specialmente sul Grappa e sul Cansiglio, ne ridussero la capacit\u00e0 operativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quel drammatico periodo ci furono molte esecuzioni di partigiani e rappresaglie contro la popolazione civile. Come la terribile impiccagione di 31 giovani agli alberi del corso centrale di Bassano del Grappa il 26 settembre 1944, di cui ha parlato la professoressa Giulia Albanese, che ringrazio per il suo intervento appassionato e puntuale. Alcuni di questi giovani impiccati avevano meno di 17 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bilancio dei rastrellamenti pes\u00f2 molto sulla Resistenza veneta: in pochi giorni vennero impiccati 171 combattenti per la libert\u00e0, 603 vennero fucilati, 804 deportati, oltre tremila fatti prigionieri e centinaia di case vennero bruciate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma nella primavera del 1945, rafforzate da nuovi giovani venuti a irrobustire le loro file e dagli aiuti alleati, le formazioni partigiane venete riusciranno a infliggere nuovi, decisivi colpi alle forze tedesche, fino alla Liberazione. In alcuni casi, come in quello di Vittorio Veneto, l\u2019esercito tedesco negozi\u00f2 direttamente la resa con i capi partigiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ringrazio la signora Meneghin per il suo appassionato intervento. E la ringrazio ancor di pi\u00f9 per il coraggio dimostrato in quegli anni terribili della guerra partigiana. Concordo con lei: per la Resistenza fu decisivo l\u2019apporto delle donne, volitive e coraggiose. In Veneto furono staffette, ma anche combattenti. Su di loro, se catturate, la violenza fascista si scatenava con ulteriore terrificante brutalit\u00e0, come le sopravvissute raccontarono del trattamento della banda Carit\u00e0, un gruppo di torturatori di inaudita ferocia che aveva sede presso Villa Giusti a Padova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne abbiamo gi\u00e0 ricordate alcune e tante altre giovani venete di allora andrebbero citate per quanto hanno fatto, per il loro impegno. Per tutte ricordo Tina Anselmi, con cui ho avuto l\u2019opportunit\u00e0 e l\u2019onore di lavorare a stretto contatto in Parlamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fondamentale per animare il movimento resistenziale fu, in Veneto, il contributo del mondo della cultura e dell\u2019universit\u00e0. Come \u00e8 stato appena ricordato, l\u2019Universit\u00e0 di Padova, unico caso tra gli atenei italiani, fu insignito della medaglia d\u2019oro al valore della Resistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordo l\u2019appello, di grande suggestione e di altissimo valore morale, che il grande latinista Concetto Marchesi, rettore dell\u2019universit\u00e0 padovana, rivolse ai suoi studenti in piena occupazione nazista, invitandoli alla rivolta: \u00abUna generazione di uomini \u2013 scrisse Marchesi \u2013 ha distrutto la vostra giovinezza e la vostra Patria. Traditi dalla frode, dalla violenza, dall&#8217;ignavia, dalla servilit\u00e0 criminosa, voi insieme con la giovent\u00f9 operaia e contadina, dovete rifare la storia dell&#8217;Italia e costituire il popolo italiano\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non furono queste solo parole. Perch\u00e9 Marchesi, comunista, insieme al suo allievo Ezio Franceschini, cattolico, diedero insieme vita a una organizzazione segreta, operativa (FraMa, dalle iniziali dei loro cognomi) capace di fornire assistenza logistica agli alleati, ai resistenti e agli ebrei. La FraMa ebbe i suoi martiri: il padre francescano Placido Cortese, torturato a morte nella Risiera di San Sabba, e la suora laica Maria Borgato, scomparsa nei lager tedeschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in Veneto, come in altre zone d\u2019Italia, ci furono, dopo il 25 aprile, vendette e brutalit\u00e0 inaccettabili contro i nemici di un tempo, peraltro prontamente condannate dai vertici del Cln. Nessuna violenza pregressa, per quanto feroce, pu\u00f2 giustificare, dopo la resa del nemico, il ricorso alla giustizia sommaria. Mai questa pu\u00f2 essere commessa in nome della libert\u00e0 e della democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Resistenza, con la sua complessit\u00e0, nella sua grande attivit\u00e0 e opera, \u00e8 un fecondo serbatoio di valori morali e civili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci insegna che, oggi come allora, c\u2019\u00e8 bisogno di donne e uomini liberi e fieri che non chinino la testa di fronte a chi, con la violenza, con il terrorismo, con il fanatismo religioso, vorrebbe farci tornare a epoche oscure, imponendoci un destino di asservimento, di terrore e di odio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A queste minacce possiamo rispondere con le parole di Teresio Olivelli, partigiano, ucciso a bastonate nel lager di Hersbruck: \u00abLottiamo giorno per giorno perch\u00e9 sappiamo che la libert\u00e0 non pu\u00f2 essere elargita dagli altri. Non vi sono liberatori. Solo uomini che si liberano\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Buon 25 Aprile!!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Vittorio Veneto &#8211; Teatro Da Ponte, 25\/04\/2019 Un saluto intensamente cordiale a tutti, al Presidente della Regione, al Sindaco e, attraverso di lui, a tutti i vittoriesi, ai rappresentanti del Parlamento, a tutte le autorit\u00e0, ai Sindaci presenti salutandoli con molta cordialit\u00e0. Ringrazio per gli interventi gi\u00e0 svolti. 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